POTENZA – Da metà agosto (periodo di alta stagione cinematografica francese), il film “Basilicata coast to coast” di Rocco Papaleo sarà in programmazione in una cinquantina di sale a Parigi e in altri centri della Francia: l’anteprima della pellicola è stata presentata nell’Istituto italiano di cultura. Dal 14 agosto, secondo quanto reso noto in un comunicato della Film Commissione diffuso dall’ufficio stampa della giunta regionale lucana, “Basilicata coast to coast” sarà proiettato in cinque sale di Parigi e 35 altre sale. Successivamente la programmazione proseguirà in altri centri: l’obiettivo è di ottenere la copertura di una cinquantina di sale, “in modo tale da mettere a frutto l’alto potenziale promozionale per la Basilicata di una pellicola che la Regione, con una scelta forte del presidente Vito De Filippo, ha voluto sostenere con una scelta lungimirante all’atto della produzione e che, dopo i positivi ritorni portati dalla diffusione sul mercato nazionale, oggi viene offerta al pubblico transalpino con la speranza di moltiplicarne gli effetti in terra francese”. Per promuovere il film l’Apt e la Lucana Film Commission hanno organizzato la manifestazione di lancio nei saloni dell’Istituto italiano di cultura a Parigi. L’ambasciatore italiano a Parigi, Giandomenico Magliano, ha spiegato che “e’ la terza volta che vedo ‘Basilicata coast to coast’ ha detto – e lo faccio con molto piacere non solo perché è divertente ma perchè non bisogna trascurare il valore artistico di una pellicola che promuove al meglio il Mezzogiorno del nostro Paese e quindi siamo ben lieti di concorrere alla promozione del film in Francia”. “E’ sempre un onore – ha spiegato l’amministratore delegato di Total Italia, Thierry Normand – partecipare a dei progetti di eccellenza sia a livello artistico che di valore socio culturale, che nascono in Basilicata: una terra alla quale Total è strettamente legata. L’arrivo in Francia di Basilicata Coast to Coast – ha aggiunto – è la testimonianza, ancora una volta, dell’affinità culturale tra i nostri due Paesi, ed in particolare tra la Francia e la Basilicata”. (Fonte)
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sabato 27 luglio 2013
Kebab, ecco di cosa è fatto
Forse era meglio non venire mai a sapere com'è fatto veramente un kebab, specialmente se il suo sapore vi piace.
Polmoni, cuore, lingua, occhi, ossa, scarti di macelleria e una quantità enorme di grasso animale. Questo è il risultato di un'analisi condotta in Inghilterra, da un pool di scienziati e nutrizionisti. Più del 50% dei Kebab contiene carne diversa da pollo o vitello: ma la maggioranza dei kebab sono un miscuglio di carni diverse, tra cui pecora, maiale, tacchino, pollo. Il dato allarmante è che nel 9% dei casi, gli scienziati non sono riusciti ad indivuare con chiarezza la natura della carne utilizzata nel processo di triturazione.
Un kebab, inoltre, contiene tra il 98% e il 277% della quantità giornaliera di sale accettabile: oltre questa soglia la salute di un essere umano è a rischio.
All'interno di un singolo kebab ci sono tra le 1.000 e le 1.990 calorie (senza considerare le verdure e le salse), senza considerare che ogni kebab contiene tra il 148% ed il 346% della quantità di grassi saturi assimilabili giornalmente da un essere umano.
In quasi tutti i kebab analizzati durante lo studio, si sono riscontrati batteri tipo l’Escherichia Coli (un battere che espelliamo con le feci, ndr) e lo Staphylococcus Aureus.
mercoledì 24 luglio 2013
BEVITORI DI MERDA LIQUIDA: COCA COLA ZERO
"...dopo soli 20 minuti dall'aver bevuto un bel sorso della nostra fresca bevanda, "dieci cucchiaini di zucchero colpiscono il sistema, più o meno il 100% della vostra razione giornaliera consigliata." La dolcezza viene neutralizzata dall'acido fosforico contenuto nella bevanda, che "sopprime" il sapore impedendoci di "vomitare all'istante". Nei successivi dieci minuti tutto questo zucchero finisce nel sangue, causando "una bomba insulinica"; il fegato provvede "convertendo tutto lo zucchero che trova (e ne trova moltissimo) in grasso...."
lunedì 22 luglio 2013
Le foreste assorbono il doppio della Co2 rispetto a 50 anni fa
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Secondo uno studio dell'Università del Colorado e pubblicato su Nature, dal 1960 al 2010 la capacità della natura di assorbire l'anidride carbonica è raddoppiata. Una bella notizia per il nostro piccolo pianeta che riesce a reagire ai guai causati dall'Uomo, ma ovviamente bisogna calmare gli entusiasmi.
Se la Terra riesce ad assorbire il doppio di Co2 da 50 anni ad oggi, la nostra produzione di anidride carbonica è quadruplicata. Gli alberi delle foreste del circolo polare e tropicali, le alghe e i microrganismi degli oceani non riescono a tenere il passo anche se hanno più combustibile (Co2) su cui lavorare. I mari soprattutto si sono inaciditi a causa dell'aumento di anidride disciolta nell'acqua, la quale sta causando la perdita di molte specie di corallo che non riescono ad adeguarsi ad un cambiamento così repentino.
Quello che stiamo vedendo è che la Terra continua a fare il lavoro pesante prendendo enormi quantità di anidride carbonica, anche se gli esseri umani hanno fatto ben poco per ridurre le emissioni di carbonio", ha detto Ashley Ballantyne, direttore della ricerca. "Per quanto tempo continuerà non lo sappiamo."
Nonostante l'enorme assorbimento di carbonio da parte del pianeta, la CO2 nell'atmosfera è salita da circa 280 parti per milione poco prima della rivoluzione industriale a circa 394 parti per milione di oggi, e il tasso di crescita sta accelerando. La media globale della CO2 atmosferica si prevede di raggiungere 400 ppm entro il 2016.
Il mais OGM preda degli insetti, la Monsanto nei guai
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In 20 anni ha creato il monopolio delle colture alimentari, la Monsanto, famosa per il seme Terminator che diventa sterile alla seconda generazione costringendo il contadino a comprare semi ogni anno dalla multinazionale, è in guai seri. Le sue piante, geneticamente modificate anche con un proteina killer che doveva ammazzare i parassiti, giacciono a terra morenti.
A denunciarlo l'EPA, l'agenzia per la protezione ambientale americana. Dal 2003 la Monsanto ha incentivato la monocoltura del mais promettendo la scomparsa della Diabrotica virgifera, un parassita ghiotto di pannocchie. Ma in meno di 10 anni questo insetto si è assuefatto alla proteina killer e adesso prospera negli assolati campi dello Iowa attaccando anche le radici delle piante che cadono a terra al primo vento.
Adesso l'unica soluzione per gli agricoltori è l'uso intensivo di pesticidi, così da creare un prodotto geneticamente modificato e ricco di veleni, una vera prelibatezza. La Monsanto nega tutto, ma a quanto pare gli agricoltori si sono uniti per richiedere il risarcimento dei danni.
Per risolvere il problema basterebbe studiare a fondo un calendario di Frate Indovino e tornare alla rotazione delle colture, un concetto medievale efficacissimo contro i parassiti che morirebbero di fame in assenza del loro unico cibo. Ovviamente questo non piacerebbe alla Multinazionale, che così non guadagnerà che una frazione di quanto ha ottenuto legando gli agricoltori mani e piedi al suo prodotto.
FONTE
domenica 21 luglio 2013
Il turismo 2.0? E’ quello che guarda al passato
Scoprono l’Abruzzo con borraccia, zaino e due asinelli. Una famiglia tedesca tra le montagne abruzzesi.
TAGLIACOZZO.
Una mamma, un papà e figli, tutti provenienti dalla Germania. In più un’asina ed un asino di ceppo abruzzese.
Sono i protagonisti di un viaggio alla scoperta dell’Abruzzo, tra paesini, montagne e strade sterrate. L’idea parte dal Casale Le Crete, un Bed and Breakfast nei pressi di Tagliacozzo che ogni anno apre le porte a famiglie, in cerca di pace e frescura.
La struttura offre agli ospiti la possibilità di viaggiare, per una settimana, in compagnia di 4 asinelli: Eva, Nino, Sophie e Toffie per i sentieri nostrani. Il percorso, personalizzato, della durata di sette giorni prevede un itinerario preciso, con kit, cartine e mappe del territorio.
I viandanti trovano ricovero in strutture lungo il percorso e si appellano alla ospitalità di qualcuno che offre loro qualcosa da mangiare di tipico e locale.
L’esperienza, come spiega Luca Gianotti del Bed and Breakfast è mutuata dal modello francese dove questo tipo di esperimento sembra riscuotere grande successo. Inoltre, l’utilizzo degli asinelli è simbolico. L’asino è un animale che insegna la pazienza tanto che viene adoperato anche nella pet therapy a differenza dei cavalli, un po’ più maldestri.
Sono soprattutto tedeschi e svizzeri ad apprezzare questo genere di cose come la famiglia bavarese composta da 5 persone (madre padre e due bimbi) che anche quest’anno (il quarto consecutivo) ha scelto Casale Le Crete.
La famigliola è partita domenica 27 maggio da Tagliacozzo ed ora si trova a Santo Stefano. Ieri la pioggia ha arrestato per qualche ora il loro cammino ma non ha spento il desiderio di proseguire.
Dovrebbero tornare questo fine settimana, dice Gianotti spiegando l’importanza di questa esperienza per i suoi clienti tedeschi.
«Loro la vivono come un momento di unione», dice, «un momento in cui l’intera famiglia si ritrova a condividere un pezzo di strada. Il capofamiglia sta ancora montando i video dell’anno scorso e non si può spiegare la gioia impressa sui volti al ritorno da questa esperienza. Tornano nuovi, rigenerati, felici e desiderosi di raccontare».
Tra gli amanti di questa percorso c’è anche lo scrittore Enrico Brizzi, che pochi giorni fa ha fatto trekking con la sua famiglia, per conoscere gli asini di Tagliacozzo.
Così come un altro scrittore Andrea Bocconi ha scritto un libro “In viaggio con l’asino”, in memoria di questa esperienza.
(m.b.)
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